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Le caratteristiche del fagiolo
borbontino sono quelle tipiche del fagiolo borlotto in quanto è
questo tipo di fagiolo che viene prevalentemente coltivato a
Borbona, fermo restando che alcuni coltivatori a volte piantano
anche altri tipi di fagiolo in base ai loro gusti o alle loro
esigenze.
Le dimensioni della pianta in pieno
stato vegetativo possono raggiungere anche i 180-200 cm di altezza.
Il baccello è diritto, lungo circa 15-18 cm con screziature rosse, e
con un contenuto in fagioli di 6-7 semi di media. Questi sono
grossi, reniformi con screziature violacee su fondo bianco crema.
I fagioli sono ricchi di proteine,
contengono carboidrati complessi, vitamine del gruppo B e la
vitamina PP, ferro, calcio, fibra alimentare (localizzata
soprattutto nella buccia esterna) e sono importanti nella nostra
alimentazione per il loro contenuto in fibra (6,59 grammi per etto),
elemento che aiuta il transito gastrointestinale e che, secondo una
serie di ricerche, svolge anche un ruolo protettivo nei confronti di
alcuni tumori dell’intestino. Da qualche tempo alcuni studiosi
americani, che hanno condotto una serie indagine scientifica,
affermano che mangiare fagioli può servire anche ad abbassare il
colesterolo, anche se non hanno ancora scoperto quale sia il
meccanismo che determina tale riduzione.
Il Fagiolo Borbontino ha, comunque,
rispetto al fagiolo tradizionale una qualità in più oltre al gusto e
al sapore che solo un vegetale coltivato ancora con i metodi antichi
può avere, e cioè quella di avere la buccia molto sottile ed è
quindi delicato in bocca e più facilmente digeribile.
La produzione annua totale si aggira
su circa 15 quintali, con oscillazioni in più o in meno, anche
evidenti, dovuti all’andamento favorevole o sfavorevole della
stagione produttiva.
L’esigua quantità di prodotto è dovuta
principalmente al fatto che per la coltivazione vengono ancora oggi
usati gli attrezzi e i metodi del passato senza alcun utilizzo di
mezzi meccanizzati, ad esclusione dei trattori per l’aratura del
terreno, e senza l’uso di alcun concime chimico al quale viene
preferito il letame animale che è ancora, grazie ai numerosi
allevatori della zona, facilmente reperibile in loco. Anche il fatto
che il consumo sia diretto quasi esclusivamente all’uso personale,
incide sulla quantità prodotta, in quanto, ad oggi, non esiste alcun
tipo di commercializzazione in atto di un prodotto che, al
contrario, meriterebbe essere conosciuto e pubblicizzato.
Il fagiolo viene messo in dimora nella
seconda metà di maggio dopo opportuna lavorazione del terreno.
Tradizionalmente la semina avviene in prossimità del giorno dedicato
a Santa Restituta (27 maggio) Patrona del paese. Per ogni “frasca”
vengono praticate nel terreno due piccole buche, poco profonde, e
distanziate tra loro di qualche centimetro, nelle quali vengono
messi 5-6 fagioli per ciascuna, ricoprendoli accuratamente con della
terra ed innaffiando con acqua. Una volta che le piantine hanno
germogliato, come sostegno alla pianta, che può raggiungere anche i
2m di altezza, vengono poste, conficcate nel terreno tra le due
buche, delle frasche (pali) di legno precedentemente preparate. Le
piante e le frasche vengono messe a dimora in filari in maniera tale
da facilitare le operazioni di coltivazione, permettere una uniforme
insolazione, facilitare il corretto deflusso delle acque meteoriche.
Quando la piantina raggiunge i 10-15 cm si pratica una prima
zappatura per smuovere il terreno attorno alla pianta. Una volta che
i tralci del fagiolo hanno cominciato ad arrampicarsi sulle frasche
avviene una seconda zappatura per coprire bene le radici, favorire
il regolare drenaggio dell’acqua piovana e agevolare la crescita
verticale della pianta stessa sui sostegni. In seguito la pianta
necessità di saltuarie annaffiature dipendenti dall’andamento della
stagione (più o meno secca) e una manutenzione con zappatura volta
ad eliminare le erbe infestanti e aerare il terreno. Verso l’inizio
di ottobre avviene la raccolta che viene effettuata a mano. Una
volta colto il fagiolo viene sgusciato e fatto asciugare su dei teli
posti a terra all’aperto, questo per favorirne la conservazione.
Parte del prodotto viene consumato fresco, parte viene seccata e
messa via per l’inverno, un’altra quantità (generalmente la
migliore) viene invece tenuta come seme per l’anno successivo.
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